La tartaruga va in letargo?

Abbiamo preso una tartarughina, ha il suo spazio in cui passa il tempo e fa le sue passeggiate.
Ma noi sappiamo che è un rettile e perciò ci chiediamo: “ma la mia tartaruga andrà in letargo?”

Vediamo insieme alcune cose importanti.

Cos'è il letargo?

Prima di capire se la nostra tartaruga andrà in letargo, dobbiamo chiarire cosa si intende per letargo.
Il letargo è una fase in cui alcuni animali si ritirano, smettono di mangiare e riducono drasticamente il loro consumo di energie per superare la stagione fredda. Un po’ come se andassero in stand-by o modalità risparmio energetico.
Fanno questo perché le condizioni ambientali non sono più favorevoli alla loro esistenza, ma ciò non significa che questo stato, detto anche di ibernazione, li protegga da tutto ciò che accade.
In queste condizioni, la nostra tartaruga è incosciente, cessa la digestione ma si riduce anche il flusso sanguigno e le difese immunitarie si riducono al minimo o addirittura cessano completamente la loro funzione.
Ciò significa che il nostro rettile sarà esposto all’attacco di malattie, dovute da microbi e batteri, oppure piccole infezioni o disturbi latenti possono sfociare in malanni gravi che possono persino uccidere la nostra piccola amica.
Ma tutte le tartarughe vanno in letargo?
La risposta è no.
In linea di massima, la distinzione è la seguente:

  • Tartarughe di terra (o testuggini) vanno in letargo, hanno bisogno di un ambiente con bassa umidità, quindi al riparo da pioggia e allagamenti.
  • Tartarughe semi-acquatiche vanno in letargo, tollerano bene l’umidità ma non vento e freddo.
  • Tartarughe acquatiche vanno in letargo, necessitano di un grande stagno che abbia temperatura costante.
  • Tartarughe esotiche NON vanno in letargo.

Ma, più in generale, dobbiamo ricordare che il letargo è direttamente connesso con il calo di temperatura.
Quindi, anche una specie in grado di andare in letargo, potrà farlo solamente se la temperatura scende sotto i 10°, intorno ai 5° è ancora più probabile.

Attenzione:

non far andare la temperatura vicina o sotto 0 perché il rettile potrebbe congelare. Meglio non scendere sotto il limite massimo di 3°.

Il torpore o falso letargo

Una fase che può sembrare quella del letargo è quella chiamata del torpore.
La nostra tartaruga sarà inappetente, rallentata e spesso con gli occhi chiusi. Ma questa non è la vera fase di letargo, in quanto tutte le funzioni metaboliche dell’animale sono quasi a pieno regime.
Dovremo far attenzione che, benché ridotta, l’alimentazione non si interrompa. Se a digiuno troppo a lungo potremmo doverla alimentare forzatamente per non farla deperire.
Lo stato di torpore spesso precede o sostituisce il letargo vero e proprio dei rettili in mancanza delle condizioni per il letargo vero e proprio. Non dovremo, quindi, preoccuparci se la nostra amica passerà così tutti i mesi invernali, si riprenderà a dovere con l’arrivo della bella stagione!

È sempre bene, comunque, far visitare l’animale da un veterinario erpetologo (esperto e studioso di anfibi e rettili) che potrà darci consigli specifici per la specie in nostro possesso, nonché il via libera per il letargo in totale sicurezza.

Quando le tartarughe non devono andare in letargo?

Ci sono, però, delle particolari situazioni in cui le tartarughe non possono andare in letargo, altrimenti potrebbero debilitarsi pericolosamente oppure non risvegliarsi più.

Bisogna evitare il letargo quando:

  • La tartaruga è troppo giovane. Mai sotto i 3 anni, meglio se ne ha già 4;
  • L’animale è malato o ferito. Con la soppressione del sistema immunitario il recupero sarebbe altamente compromesso;
  • Non ha rispettato il digiuno di 3 settimane/1 mese. Il cibo fermenterebbe nell’apparato digerente con gravi danni durante il letargo;
  • Il nostro esemplare è sottopeso. Non avrebbe scorte sufficienti per superare tanti mesi in salute.

Questa fase per la tartaruga può essere molto importante per resettare il metabolismo, il sistema immunitario ma è soprattutto molto importante per il riequilibrio della riproduzione. Molti allevatori mandano in letargo le tartarughe prima di farle riprodurre per avere maggior successo.

Come si mandano in letargo le tartarughe?

Ecco quindi che appare abbastanza chiaro, dopo quanto appena letto, che per mandare la tartaruga in letargo dovremo agire sul controllo della temperatura del suo ambiente di vita.
Il periodo del letargo è dall’autunno (ottobre/novembre) fino all’inizio della primavera (massimo fine marzo).
Ci sono degli accorgimenti che è bene tenere in mente in tutti i casi in cui ci troviamo ad affrontare un letargo.

Durante il periodo di digiuno, sopra citato, dovremo controllare che la tartaruga non abbia rimasugli di cibo in bocca e che si svuoti completamente delle feci.
Dovremo controllare costantemente il peso durante il letargo. La proporzione corretta è una perdita dell’1% al mese del peso corporeo iniziale.
La temperatura durante l’ibernazione dovrà essere costante, senza oscillazioni. Se dovesse capitare che l’animale si risvegli brevemente potremo idratarlo dandogli dell’acqua ma comunque tornerà nel suo sonno profondo appena la temperatura tornerà adatta. 

Se dovesse risvegliarsi frequentemente potrebbe significare che qualcosa la disturba oppure non sta bene. In questo caso dovremo indurre il risveglio alzando gradualmente la temperatura e immergendola in acqua appena tiepida.

Ci sono, però, delle differenze tra le diverse specie per quanto riguarda l’ambiente per il letargo.

Ambienti e rifugi per il letargo

Le tartarughe acquatiche che vivono in appartamento difficilmente riusciranno ad andare in letargo, dato che hanno bisogno di acqua abbastanza profonda e dalla temperatura costante. È chiaro che durante l’inverno nelle nostre abitazioni la temperatura non scenderà sotto i 20° nella maggior parte dei casi, e questo impedirà all’ambiente di essere adeguato allo scopo.
È sconsigliato mettere le tartarughe in letargo in ambienti artificiali all’aria aperta (come il balcone, per esempio), perché la temperatura potrebbe scendere troppo, in primis di notte, e di giorno essere troppo freddo oppure non abbastanza e con troppa esposizione alla luce.

Diverso, invece, se potremo farle andare in letargo in ambiente naturale all’aperto.
In questo caso ci sarà bisogno di uno stagno ampio almeno due metri e profondo un metro, con del fango, terriccio e foglie morte affinché la tartaruga possa nascondervici sotto.
La profondità dello stagno la proteggerà dalle oscillazioni delle temperature più in superficie, riuscendo a tenere la temperatura nel suo nascondiglio tra i 10 e i 4 gradi centigradi. Facciamo attenzione che scenda al di sotto, come spiegato sopra. Per questo potremo avvalerci di un termometro.

Le testuggini, o tartarughe di terra, avranno bisogno di una grossa cassetta o scatolone di cartone robusto (dimensioni almeno di 50x60x50) riempito per circa la metà con terriccio umido pulito, foglie morte o trucioli di legno. Sarà utile una ciotola con acqua fresca, che servirà alla bestiola per idratarsi prima del letargo ma anche per mantenere il giusto grado di umidità del terriccio.
La tana da letargo potrà essere posizionata in un luogo protetto, come ad esempio un balcone o una soffitta, a patto che non sia troppo illuminato, accessibile ad altri animali che potrebbero minacciare l’incolumità della tartaruga o ad aria corrente e sbalzi di temperatura in generale. Per evitare questo, si può ricoprire il tutto con un telo in plastica assicurandoci che abbia qualche foro per il passaggio dell’aria.

Attenzione:

meglio evitare il garage, i gas di scarico potrebbero avvelenare la tartaruga.

Se invece la tartaruga ha accesso ad un giardino, che sia recintato, potremo lasciarla libera di scegliersi il suo angolo preferito avendo cura di segnarlo in qualche modo per non perderne le tracce, cosa non rara!
Verso fine ottobre lei si metterà alla ricerca e tra metà e fine novembre si nasconderà sotto circa 10 o 12 centimetri di terra per ricomparire a primavera, quando le giornate inizieranno ad allungarsi.
In alternativa si può interrare una cassetta di plastica apposita, sufficientemente capiente e munita di tettoia che ripari dalla pioggia, che potremo riempire nello stesso modo.

Per il controllo dell’umidità potremo avvalerci dell’aiuto di un termoigrometro.

Info Utile:

se vogliamo suggerirle un angolo che noi riteniamo più adatto, potremo farlo scavando un principio di buca dove riteniamo sia il luogo più idoneo per lei. Molto probabilmente la tartaruga approfitterà del lavoro iniziato e proseguirà in quel punto.

Il risveglio

Durante il letargo, un altro parametro da tenere sotto osservazione, soprattutto verso la fine, è la presenza di urine. In quel caso la tartaruga andrà risvegliata per evitare che si disidrati eccessivamente.
Come detto prima, assicuriamoci che il risveglio avvenga i primi di marzo, più tardi potrebbe essere troppo debilitante per la tartaruga.

Se tutto procede come dovrebbe, sentirete dei movimenti nella scatola oppure vedrete dei movimenti nel terriccio, segno che il rettile sta tornando in attività.

Una buona prima cosa da fare è immergerla in acqua tiepida e poco profonda per pulirla ma, soprattutto, per reidratarla. Questo aspetto è ancora più importante dell’alimentazione, perché le aiuterà anche a liberarsi di tutte le tossine accumulate e ripulire tutto l’organismo.
Non dovremo preoccuparci, quindi, se i primi fluidi che rilasciano saranno scuri. Sono gli accumuli che si sono depositati nella loro vescica nei diversi mesi.

Qualche giorno dopo il risveglio la tartaruga riprenderà a mangiare, non indugiate ad indurla ad alimentarsi anche in caso la sua temperatura sia troppo bassa. Ciò aiuterà a riattivare i processi metabolici e, di conseguenza, a innalzare nuovamente le energie e il calore corporeo.
Appena comincia ad alimentarsi dovremo esporla alla luce solare diretta, oppure alla luce artificiale delle lampade a spettro completo (che emettono sia raggi UVA che UVB), per ripristinare la corretta termoregolazione della bestiola.
Anche in questo caso dovremo fare attenzione agli sbalzi di temperatura, che non siano troppo repentini o che l’escursione termica non sia troppo ampia.
Una buona temperatura finale dovrebbe stare tra i 24 e i 30° centigradi.

In questo articolo abbiamo raccolto tutte le info più utili riguardo al letargo della tartaruga. Ma soprattutto abbiamo capito che non è sempre una necessità.

Nel caso, però, in cui ci trovassimo a doverla affrontare, ora sappiamo come.