Il microchip per cani: legge, utilità e costi

Abbiamo sentito parlare spesso di questo microchip per cani ma non ci è molto chiaro cos’è, come funziona e perché mai dovremmo preoccuparcene.

In questo articolo abbiamo voluto fare un po’ di ricerca per approfondire e chiarirci le idee.

La Legge Regionale n. 27/2000, che va in rinforzo alla legge quadro in materia di animali domestici e prevenzione del randagismo (Legge n.281/1991), disciplina in merito alla tutela e il controllo della popolazione canina e felina, e prescrive alcuni obblighi a cui i padroni di cani devono attenersi.
Alcuni dei punti più rilevanti al tema del nostro articolo, sono:

  • Obbligo di comunicazione del decesso;
  • Obbligo di comunicazione di cessione del cane;
  • Obbligo di iscrizione all’anagrafe canina;
  • Obbligo di riconoscimento del cane mediante tatuaggio o microchip.

Ebbene sì, il microchip è obbligatorio per legge e va applicato entro il 2° mese di vita del cane, se appena nato, oppure entro 30 giorni dal passaggio di proprietà di un cucciolo o di un cane adulto di cui entriamo in possesso.
Nel caso in cui il cane sia già stato iscritto all’anagrafe dal padrone precedente, e quindi già provvisto di tatuaggio o microchip, dobbiamo recarci all’anagrafe canina della nostra regione e far aggiornare i dati. Non verrà sostituito il chip all’animale; quando i dati verranno letti manderanno alla schermata del primo proprietario a cui seguiranno i dati dei proprietari successivi.
Ad oggi, le regioni che hanno già recepito e attuato la legge sono: Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Lazio, Veneto ma altre regioni si stanno lentamente adeguando.

Bisogna fare attenzione a non sottovalutare l’inadempimento dei proprietari riguardo alla legge, le multe sono molto salate!

E per i gatti? Al momento la prassi per i gatti non è obbligatoria ma altamente consigliata, per diversi motivi che illustriamo di seguito.

Cos'è il microchip per cani?

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Il microchip è un trasponder grande 11,5×2 mm contenente un codice a 15 cifre, leggibile con lettore apposito in possesso di veterinari abilitati, canili e ASL.

È indolore, anallergico e sta all’interno di una capsula di vetro bio-compatibile, come si può vedere in foto, e si applica sul lato sinistro del collo dell’animale tramite una siringa sterile monouso.,5

Dal 2005 sostituisce il tatuaggio, che veniva fatto nell’interno coscia o orecchio destro, come procedura base, ma che aveva più complicazioni per i cani più anziani e a pelo lungo in particolare. La procedura era più lunga e, per evitare dolore all’animale, andava fatta per forza sotto sedazione.
Un altro grande svantaggio era il numero di riconoscimento. Quello del tatuaggio era solo su base regionale e comportava diverse complicazioni a causa dei numeri duplicati.
Il chip invece ha una numerazione a base nazionale, viene applicato molto rapidamente ed è uno stress decisamente minore per il nostro pet.

Dal 3 luglio 2012, per questi motivi, il chip è l’unico metodo di riconoscimento in Europa.

Attenzione:

un transponder non è un GPS, non ha quindi funzione di localizzazione dell'animale ma contiene solo delle informazioni importanti.

A cosa serve il microchip?

Il microchip contiene tutti i dati del legittimo proprietario, come nome, cognome e indirizzo, oltre che una serie di informazioni importanti dati sul cane, come ad esempio il nome e tutte le vaccinazioni che ha fatto.
È chiaro, quindi, che il motivo principale è la tracciabilità del proprietario dell’animale.
Questo aspetto ha particolare rilievo principalmente in tre situazioni.

La prima è quando fido si perde e non riusciamo più a trovarlo. Magari durante una passeggiata scatta all’inseguimento di un gatto randagio e non ci ascolta mentre urliamo il suo nome al vento. Oppure si allontana da casa inseguendo qualche odore che sembra ipnotizzarlo, finendo magari per salire su una macchina o un furgoncino di qualcun altro. Oppure addirittura la peggiore delle circostanze: il nostro cane viene rubato. È una situazione tragica ma più frequente di quanto non si pensi.
Ecco che in casi come questo un transponder sottocutaneo risulta immensamente più efficacie dei cartelli con foto e recapiti del proprietario, che risultano comunque utili.

La seconda situazione è invece di piena tutela dell’animale, ovvero i casi di abbandono, anche questi purtroppo non così infrequenti.
Il padrone dell’animale con il chip potrà quindi essere ritrovato e messo di fronte alle proprie responsabilità, anche queste previste dalla legge e non poco severe in merito.
È chiara anche la forte funzione di prevenzione dell’abbandono, dato che l’eventuale malintenzionato padrone ci penserà bene prima di esporsi alle conseguenze del terribile gesto.

L’ultima situazione invece riguarda i viaggi, in particolare quelli oltre confine. A questo punto è piuttosto chiaro quanto il chip di riconoscimento del nostro animale ci dia una maggior sicurezza nel malaugurato caso di smarrimento, a maggior ragione se ci stiamo spostando in altra regione per le vacanze, ad esempio.
Per viaggiare in Europa, oltre ad essere una sicurezza, il chip è obbligatorio per legge.

Una situazione che illustriamo a titolo esemplificativo, anche se un po’ limite, riguarda un caso di contenzioso sulla proprietà del cane ed è, ahinoi, reale.
Il cane in questione si è allontanato da casa e, dopo un lungo tratto di strada, è salito sul furgone di un fornitore in trasferta da un’altra regione. L’avventuroso fido del nostro racconto, però, non è dotato né di tatuaggio né di chip di riconoscimento.
Il fornitore, che ha accolto il cagnone a braccia aperte, lo ha iscritto all’anagrafe canina e fatto impiantare il microchip adempiendo a tutti gli effetti il dovere da padrone.

Tornando nella stessa zona a fare le consegne, il precedente padrone di fido riconosce il suo cane smarrito. Il fornitore, però, ormai affezionato al suo amico, ha tutte le intenzioni di tenerlo con sé.
Il padrone decide di andare per vie legali e denuncia il fornitore per appropriazione indebita. Ma quando arrivano di fronte al giudice non ha alcuna prova della proprietà dell’animale, che è stato registrato dal suo nuovo padrone.

Il risultato, ormai ovvio, è che il cane è stato dichiarato di legittima proprietà di chi lo ha iscritto all’anagrafe e fatto installare il chip, in assenza di prove di precedente proprietà.

Questo esempio, un poco più dettagliato nei risvolti legali come possibile implicazione in casi di smarrimento, è per dare un’idea più chiara dell’utilità delle disposizioni in materia legale.

A chi rivolgersi per applicare il microchip?

Per l’installazione del microchip ci si può rivolgere a un veterinario abilitato. In questo caso il costo dipenderà dal loro listino prezzi, anche se qualcuno applica solo il costo vivo del dispositivo.
La soluzione più economica, tuttavia, è quella di rivolgersi ai servizi veterinari della nostra ASL di competenza. Qui sarà molto probabile che ci venga chiesto di coprire solo il costo del chip, ma in diversi casi la procedura è totalmente gratuita. Dipende tutto dalle disposizioni regionali, non dalla struttura che li impianta.
Così come è totalmente gratis se ci rechiamo a far microchippare il nostro amico a quattro zampe in una giornata dedicata alla sensibilizzazione sugli animali domestici. Una ricerca in rete ci saprà dare qualche info utile riguardo a questo tipo di iniziative.

Importante segnalare alcuni requisiti per l’impianto:

Il padrone deve essere:

  • Maggiorenne;
  • Incensurato;
  • Residente nella regione di competenza dell’ASL a cui si rivolge.

Il cane, invece, non deve avere già un microchip installato (come detto sopra basterà far aggiornare i dati all’anagrafe) e non deve avere un tatuaggio ancora leggibile, perciò ancora valido. Si potrà procedere, invece, qualora il tattoo sia troppo sbiadito.

Queste sono tutte le informazioni utili che abbiamo trovato e riassunto in questo articolo. Noi crediamo che queste disposizioni siano un bel passo avanti rispetto al tema della tutela dei nostri adorati amici.

Tu che ne dici?