Il cane tira al guinzaglio: meglio collare o pettorina?

Indispensabile per portare in giro il nostro amico del cuore, il guinzaglio è il nostro miglior alleato per il compito. Ma quando il cane tira può trasformarsi in una fonte di stress non da poco. 

Quindi, per molti padroni il passaggio successivo è capire se sia meglio un collare o una pettorina nel tentativo di risolvere il problema.

Ma è proprio così? E quale scegliere tra i due?

Vediamo di raccogliere un po’ di informazioni per fare chiarezza sull’argomento, cercando di tenere uno sguardo che non sia centrato solo sul punto di vista del padrone.

Uno dei motivi principali per cui molti padroni di cani si chiedono quale soluzione sia migliore tra collare e pettorina ha molto spesso a che fare con una questione specifica: il cane tira insistentemente quando lo porto in giro al guinzaglio, come posso risolvere la situazione?

Ci teniamo a chiarire che, in primo luogo, il motivo per cui il cane tira al guinzaglio non si può risolvere esclusivamente con una soluzione “meccanica” come un particolare collare o specifica pettorina. Sebbene possano essere degli aiuti, se scelti correttamente, non sono certamente in grado di risolvere il problema alla radice, in quanto sono un mero tentativo di risposta al sintomo.

Bisogna invece indagare le motivazioni per cui il cane tira al guinzaglio e cercare nello strumento educativo la risposta più esaustiva a questo problema.

Appare comprensibile, alla luce di quanto appena detto, che se avremo addestrato il nostro cane a camminare di fianco a noi e ad ascoltare i nostri comandi, il problema della scelta sarà decisamente ridimensionato. Sia collare che pettorina potranno essere una buona soluzione, perché il loro scopo è tenere in contatto il padrone e il cane, piuttosto che impedire al cane di trascinarci in giro per la città o il parco.

È altrettanto vero, però, che tra i due dispositivi ci sono delle differenze fondamentali che andiamo ad approfondire.

Per fare questo vogliamo partire da un punto che spesso viene sottovalutato, proprio perché il nostro punto di vista è quasi esclusivamente il nostro.
Cercheremo di avvalerci di un po’ di scienza, in particolare dell’etologia canina, per integrare il nostro punto di vista con quello del nostro amico a quattro zampe.

Il collo del cane

Dobbiamo partire dal concetto che per la razza canina il collo è un punto molto importante e pregno di significato dal punto di vista comportamentale.
Le madri si prendono cura ed educano i loro cuccioli prendendoli e spostandoli dalla collottola, che è la parte superficiale del collo. I cani adulti, inoltre, usano la presa al collo tra loro come azione per procurarsi il rispetto o, al contrario, mostrare la propria sottomissione offrendo la gola al cane più forte.

Il collo è fondamentale anche per impostare la posizione della testa, altro segnale che imposta e orienta le relazioni tra cani.
Alcuni etologi ipotizzano addirittura che il motivo per cui alcuni cani sono più aggressivi al guinzaglio, oltre perché condizionati dalla connessione al proprio padrone, possa dipendere dalla posizione della testa. Essendo sollevata, per azione del guinzaglio che tira il collare, manderebbe dei segnali di allerta e sospetto verso gli altri cani che incontra sul proprio cammino.

Se a questi elementi uniamo il modo in cui noi padroni sfruttiamo il collo del nostro cane per comunicare con lui, gli elementi su cui riflettere si fanno interessanti e offrono diversi spunti di riflessione.
Pensiamo a quando usiamo il guinzaglio e il collare per dare degli strattoni al cane con il preciso intento di educarlo a smettere di tirare, a spostarsi da ciò che sta annusando, per farlo smettere di abbaiare verso chi ci sta di fronte (quindi come rinforzo negativo). Oppure in modo totalmente inconsapevole, come reazione alla grande frustrazione che ci dà con uno dei suoi comportamenti.

Se, per come abbiamo detto, il cane collega l’interazione con il proprio collo in termini di rispetto appare lampante che sarà confuso senza avere una risposta coerente alla domanda implicita.
Gli scenari di risultato, nella maggioranza dei casi, sono tre:

  • Il cane imparerà ad ignorare lo stimolo dato che ha perso di significato;
  • Il cane si sentirà provocato e insisterà nel comportamento che vorremmo evitare;
  • Il cane si spaventerà per il gesto minaccioso e si bloccherà opponendo resistenza.

A questo punto diventa chiaro quanto il nostro agito possa non risolvere o addirittura peggiorare il problema o, peggio ancora, rovinare la relazione tra noi e il nostro cane. L’educazione o l’addestramento di fido sono la risposta che cerchiamo.

La scelta tra pettorina o collare merita comunque delle riflessioni, soprattutto da un punto di vista anatomico e solo in parte di controllo dell’animale.

Vediamoli nel dettaglio.

Il collare

La scelta del collare giusto ha, in primis, a che fare con la misura. Deve essere adeguata alla stazza del nostro cane ma dovremo soprattutto far in modo che tra il collo e il collare rimanga lo spazio per infilarci due dita. Più largo potrebbe sfilarsi facilmente, più stretto potrebbe rovinare il pelo e irritare la cute della bestiola.

Anche se il collare è la scelta standard per la maggior parte dei padroni, sarebbe meglio evitare per quelle razze di cani (o singoli esemplari) che hanno problemi respiratori, in quanto durante il movimento e le passeggiate al guinzaglio potrebbero accentuare il problema andando ad agire sulla trachea.

È bene optare per modelli dalla larghezza variabile, che potremo regolare per trovare la misura migliore ma anche per assecondare la crescita del cane, se cucciolo.

Un’altra buona norma, è quella di non tenerlo addosso al cane tutto il giorno ma farglielo indossare solo al momento di uscire, come si fa abitualmente con il guinzaglio. Questo eviterà che si rovini il pelo intorno al collo e rinforzerà il messaggio: “dai che usciamo!”, sempre molto gradito dal nostro beniamino.

Se siamo alle prese con un cucciolo, sarà comunque meglio abituarlo pian piano al collare, che inizialmente sarà percepito come costrittivo, lasciandoglielo indossare gradualmente per periodi costanti. Non appena si sarà abituato, potremo scegliere di togliergli il collare quando è in casa.
La fase di abitudine per il cucciolo è molto importante perché evita che se lo sfili per strada o al parco, situazione decisamente più pericolosa rispetto all’ambiente casalingo.

In commercio esistono diversi modelli con differenti caratteristiche, alcune solo estetiche altre anche funzionali.

Collare con fibbia

È il modello base, spesso in cuoio con la fibbia che può essere spostata per variare la larghezza. Il principio è lo stesso della cintura dei pantaloni o del cinturino dell’orologio.
Solitamente ha un anello dedicato a cui agganciare il guinzaglio e una targhetta in cui inserire i dati del cane e il nostro recapito.
Info utile: nonostante l’esistenza dell’anagrafe canina, il tatuaggio o il chip, ad oggi la targhetta con i riferimenti rimane lo strumento più efficace e immediato per contattare il padrone in caso di smarrimento del cane.

Collari personalizzati

Questa variante è solo un abbellimento, spesso riporta il nome del cane ma ha un valore puramente estetico. È più facile trovare modelli personalizzabili in cuoio, in quanto è uno dei materiali più facilmente lavorabili.

Collare a strozzo

Detto anche “a strangolo” è un collare solitamente in metallo, fatto da una catena in cui una delle estremità si infila nell’altra e a cui si aggancia il guinzaglio. In questo modo la tensione creata dal nostro tirare o da quello del cane farà stringere il collare al collo del cane.
L’idea di funzionamento è proprio quella di un cappio ed è stata concepita con scopi di addestramento basati sul rinforzo negativo.
Questo tipo di collare, e l’approccio che sottende, sono spesso considerati troppo aggressivi nei confronti del cane e non sempre danno i risultati sperati. Oltre a ciò, il rischio di danni alla trachea del cane è alto.

Collare a semi-strozzo

È una variante del collare a strozzo, dotato di una catenella più corta a cui agganciare il guinzaglio. In questo modo, quando il cane tira, il collare si stringerà solo fino a far avvicinare completamente le due estremità della catena più ampia, limitando quindi l’azione di strangolamento.
Il principio, anche se più soft, è lo stesso del collare a strozzo, quindi con un chiaro intento di controllo del comportamento del cane e, di conseguenza, con le stesse falle nell’approccio.

Entrambi i modelli, a strozzo e semi-strozzo, sono quasi sempre pesanti perché fatti in metallo affinché siano più resistenti e per questo, a prescindere dal funzionamento limitato o meno, risultano più fastidiosi per il cane.
Se proprio si è orientati verso questa scelta, meglio valutare dei modelli in corda e pelle, senz’altro più leggeri.

Collare con GPS

A differenza del microchip del cane, che è solo un transponder, questi collari offrono l’interessante possibilità di localizzare il cane che lo indossa tramite applicazione per cellulare che capta il segnale GPS.
Viene spesso utilizzato per i cani da caccia, visto che si avventurano da soli per i boschi all’inseguimento della selvaggina. Ma perché non considerarlo anche come misura di sicurezza contro lo smarrimento del nostro amico a quattro zampe?

Collari di copertura

In questo articolo abbiamo volutamente tralasciato i collari antiparassitari, dato lo scopo chiaramente sanitario. Tuttavia, è utile segnalare che esistono dei collari di copertura per quelli antiparassitari che fungono da contenitore di questi mentre all’esterno si presentano come dei veri e propri collari a cui agganciare il guinzaglio.

In linea di massima possiamo dire che con il collare l’azione è più diretta ma anche più delicata., data la prossimità con la trachea e il significato della zona del collo per il nostro fido.

La pettorina

L’origine delle pettorine deriva dall’utilizzo sui cani da slitta, è stato pensato per essere un dispositivo che potesse impedire il meno possibile i movimenti dei cani, riducendo al minimo lo stress sul collo e che potesse sfruttare il punto massimo di trazione dell’animale: le spalle.

Il vantaggio principale, se ci spostiamo in contesto più cittadino come la passeggiata al guinzaglio o una corsa in bicicletta, è quello di lasciare ampia mobilità al cane put mantenendo il collegamento fisico con il padrone.

Nel tempo sono stati sviluppati grossomodo tre tipologie differenti di pettorine.

Pettorina ad H

È fondamentalmente composta da una parte che cinge il collo, una che cinge il petto, ed entrambe sono collegate da cinghie sulla zona delle scapole e sotto, sulla zona del petto.
L’anello a cui agganciare il guinzaglio è posto sulla parte inferiore, quindi non nella zona del collo ma in quella sotto le scapole, in corrispondenza alla fascetta che cinge il petto.

Pettorina a Y

Detta anche Svedese, questo modello è un’evoluzione della precedente. Le due cinghie, quella intorno al collo e quella intorno al petto, si uniscono in un unico punto appena sotto le scapole del cane. Qui è posto l’anello a cui agganciare il guinzaglio.
Essendo più compatta rispetto al modello ad H, riesce a sfruttare meglio il baricentro dell’animale distribuendo meglio la trazione del guinzaglio su tutta la zona, piuttosto che principalmente nella parte inferiore.

Pettorina a X

È il primo modello, successivamente superato dagli altri due. Il concetto è quello di una cinghia ad incrocio, a forma di 8. Nei due fori si infilano le zampe anteriori del cane, mentre nel punto di incontro delle cinghie è posto l’anello per il guinzaglio.
Similarmente al collare a strozzo, la trazione del guinzaglio ad opera del padrone o del cane stesso, stringe le cinghie intorno alle zampe dell’animale inibendone i movimenti.
Anche in questo caso si sono riscontrate delle controindicazioni non da poco, in quanto la costrizione ripetuta lede le articolazioni delle scapole e preme esageratamente sulle ghiandole sub-ascellari del cane.

Anche la postura di base, dato lo spessore delle cinghie sotto le ascelle dell’animale, lo inducono ad allargare i gomiti verso l’esterno, ancora una volta ledendo le giunture di scapole, gomiti e, a cascata, delle zampe anteriori.

Pettorina e GPS

Al momento non esistono delle pettorine con un sistema GPS integrato, ma alcuni modelli hanno un taschino dedicato per l’alloggiamento. Basterà dotarsi di un GPS portatile delle dimensioni adatte, quando non integrato in un collare.

In generale, la pettorina è maggiormente indicata per cani di taglia media e piccola ma può essere utilizzata anche per cani di taglia maggiore. Ha un controllo meno diretto del collare ma lascia ampio spazio di movimento alla bestiona.
Inoltre, data la concezione del traino da cui origina, è una soluzione altamente sconsigliata per cani che tirano al guinzaglio.

I materiali

Alcune considerazioni trasversali vogliamo dedicarle ai principali materiali, di cui spesso sono composte sia collari che pettorine.

Cuoio

Il materiale più antico, elegante e naturale, piuttosto resistente in proporzione allo spessore e facilmente lavorabile se, ad esempio, vogliamo far incidere il nome del cane oppure far aggiungere un buco per meglio regolare la cinghia.
Con il tempo, però, potrebbe presentare delle crepe in cui si impigliano i peli procurando non pochi fastidi al nostro membro aggiuntivo della famiglia.
Occhio anche all’acqua e umidità in generale perché il cuoio assorbe parecchio. Non è particolarmente indicato per cani che passano tanto tempo all’aperto o a contatto con l’acqua.

Nylon

Materiale sintetico dal costo basso, impermeabile ma non particolarmente resistente e non sempre morbido. Se indossato a lungo dal cane potrebbe risultare più fastidioso, oltre che usurarsi più facilmente. In questo, il costo molto basso può risultare vantaggioso perché si può cambiare senza pensarci troppo.
Esistono alcune varianti con inserti riflettenti, molto utili per aumentare la visibilità della bestiola al buio.

Neoprene

Questo materiale è sicuramente più resistente e morbido del Nylon. È anche più elastico e può presentare delle spugnosità tipo cuscinetto, utili per alleviare la costrizione sul corpo dell’animale.

Alcuni modelli vengono realizzati utilizzando sia Nylon che Neoprene cercando di sfruttare i vantaggi di entrambi i materiali.

Queste sono le indicazioni più utili che siamo riusciti a mettere insieme con un po’ di ricerca.
Fermo restando, come già illustrato, che il problema del cane che tira non è risolvibile semplicemente con la scelta di un collare o una pettorina, è pur vero che ora è più facile capirne il motivo e, per questo, meglio orientare la nostra scelta.

E adesso, tutti a fare una bella passeggiata!